"Il
Mediterraneo a occhi aperti nel Duemila" di Pietro Violante - La
Repubblica- Palermo 23/07/2005, (in occasione dei funerali di Pietro Consagra a
Gibellina)
E' affilato il volto di Ludovico Corrao quando a Gibellina, nella grande
piazza presidiata dalle sculture di Pietro Consagra, improvvisamente
scomparso nei giorni scorsi a Milano, legge la sua orazione funebre per
l'amico di una vita. Ricorda Corrao che Consagra era nato a Mazara "grande
porto del Mediterraneo dove sopravvivono venendo da lontani secoli
testimonianze sublimi; cristiane, arabe normanne bizantine; dove
l'orizzonte si allarga da Malta ad Alessandria d'Egitto, dal Libano al
Marocco". Consagra parte da Mazara, dice Corrao, "verso il continente
alla ricerca di nuovi linguaggi ma con la mente e il cuore vibranti di forme
e segni, colori e suoni di tutte le terre, di tutti gli echi, delle risacche
dei venti del grande mare".
E' un inizio rapinoso . Corrao con il suo bel timbro scuro modula le
parole e guarda le sculture frontali bianche di Consagra, ed è come se le
sue parole venissero da lì, le traesse, componendole, da quei grandi
alfabeti che aspettavano da anni di prendere la parola. Corrao sa che la
volontà - inaspettata - di Consagra di farsi seppellire a Gibellina è
simbolica: è un messaggio che soltanto lui può e deve spiegare alla "sua"
gente di Gibellina.
Allora la sua orazione funebre è il ritratto di un artista amato,
di un compagno di lotta: è un manifesto intellettuale e una estrema difesa,
dinanzi alla bara dell'amico, del progetto di Gibellina. L'ultima occasione
per riaffermare il dialogo profondo tra la modernità, le stratificazioni
storiche del Mediterraneo e le sue forme.
L'urgenza di solidarietà che aveva spinto Consagra, dice Corrao, a
tornare a Gibellina lo porta al servizio delle ricamatrici di Gibellina, dei
giovani ceramisti, delle famiglie che gli chiedono di disegnare i cancelli
delle cappelle funerarie del nuovo cimitero, il carro, gli archi delle
luminarie, i gonfaloni, i sedili. Dice Corrao che l'astrazione di Consagra è
intrisa della storia e dei bisogni della sua gente; dice che chi nega che il
suo furore è lontano dalle radici contadine non ha occhi per leggere le
trame potenti e leggere delle successioni delle arti della nostra terra. E'
per questo che Consagra ha espresso la volontà di farsi seppellire nel
cimitero di Gibellina dietro le enigmatiche porte da lui disegnate. Corrao
intesse qui un'idea forte che rinsalda la modernità alla tradizione del
Mediterraneo e nsieme alla società dei bisogni e dei diritti e delle
libertà, ai suoi attori sociali. Riafferma l'idea di avere collegato
il moderno al mediterraneo sfuggendo, come Consagra indicava, al mito
regressivo di una mediterraneità senza storia e senza prospettive,
senza società.
Nelle sue parole così precise e dimostrative sentiamo il brusio del
sottotesto di anni di violente polemiche "accademiche" che prendevano
Gibellina come bersaglio per colpire il moderno toutcourt rilevandone la sua
deperibilità oltre che la sua estraneità al contesto. A quelle polemiche
resistettero Consagra e Corrao mentre Gibellina divenne per noi l'unico
luogo contemporaneo della Sicilia e uno dei pochi luoghi contemporanei della
nazione. Mi sorprende il ricordo dell'Oedipus Rex, delineato dalle
sculture bianche, dagli alfabeti di Consagra che ora guardano la sua bara, e
ricordo il fervore che Gibellina comunicava assembrando molti e
significativi artisti di questa deperibile fragile incompresa enigmatica
modernità.
Chi ancora parla di arte estranea, dice Corrao, alla cultura de popolo
contadino di Gibellina, dimentica che i suoi progetti della città frontale
furono discussi e analizzati nei quattordici anni di prigionia del deserto
delle baraccopoli. Dice Corrao delle manifestazioni popolari dinanzi al
parlamento regionale, dinanzi a Montecitorio contro i poteri forti e
reazionari. E lì con Gibellina con Corrao c'era sempre Consagra. Furono
questi fasci di lotta, dice Corrao, tra contadini e intellettuali a donare
la consapevolezza del carattere della nuova città, a creare una nuova
alleanza. S'impenna la voce dell'ex-sindaco di Gibellina al ricordo
bruciante delle polemiche degli accademici e alle resistenze dei poteri
forti. Ma loro hanno resistito perché sapevano che le forme si
trasformavano in coscienza civile. Questo dice Corrao mentre la sua voce
alla fine si annoda. E la piazza che lo ha seguito con il
fiato sospeso applaude il suo immaginifico condottiero e comprende perché
questo funerale non è un riepilogo ma un nuovo inizio perché
Consagra è voluto tornare a Gibellina.
Leggere il Mediterraneo, la storia delle sue forme e con gli occhi
moderni, contemporanei, in una dialettica complessa che non si concede alle
scorciatoie folkloristiche o alle mitologie immemoriali, e che nella storia,
nella tradizione individua forme bisogni diritti libertà. Questa la "linea
Gibellina" intessuta da Consagra e Corrao. Una linea originale, difficile,
spesso fraintesa o minimizzata. Eppure è una linea oggi più che mai attuale
e decisiva per il dibattito su politica, cultura e intellettuali.