30-12-06

 

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Ludovico Corrao

Presidente della Fondazione Orestiadi,
senatore, per 25 anni sindaco di Gibellina
e amico di una vita dello scultore
Pietro Consagra

"Il Mediterraneo a occhi aperti nel Duemila" di Pietro Violante - La Repubblica- Palermo 23/07/2005, (in occasione dei funerali di Pietro Consagra  a Gibellina)

   E' affilato il volto di Ludovico Corrao quando a Gibellina, nella grande piazza presidiata dalle sculture di Pietro Consagra, improvvisamente scomparso nei giorni scorsi a Milano, legge la sua orazione funebre per l'amico di una vita. Ricorda Corrao che Consagra era nato a Mazara "grande porto del Mediterraneo dove sopravvivono venendo da lontani secoli testimonianze sublimi;  cristiane, arabe normanne bizantine; dove l'orizzonte si allarga da Malta ad Alessandria d'Egitto, dal Libano al Marocco". Consagra parte da Mazara, dice Corrao, "verso il continente alla ricerca di nuovi linguaggi ma con la mente e il cuore vibranti di forme e segni, colori e suoni di tutte le terre, di tutti gli echi, delle risacche dei venti del grande mare".
E' un inizio rapinoso . Corrao con il suo bel timbro scuro modula le parole e guarda le sculture frontali bianche di Consagra, ed è come se le sue parole venissero da lì, le traesse, componendole, da quei grandi alfabeti che aspettavano da anni di prendere la parola. Corrao sa che la volontà - inaspettata - di Consagra di farsi seppellire a Gibellina è simbolica: è un messaggio che soltanto lui può e deve spiegare alla "sua" gente di Gibellina.
   Allora la sua orazione funebre è il ritratto di un artista amato, di un compagno di lotta: è un manifesto intellettuale e una estrema difesa, dinanzi alla bara dell'amico, del progetto di Gibellina. L'ultima occasione per riaffermare il dialogo profondo tra la modernità, le stratificazioni storiche del Mediterraneo e le sue forme.
   L'urgenza di solidarietà che aveva spinto Consagra, dice Corrao, a tornare a Gibellina lo porta al servizio delle ricamatrici di Gibellina, dei giovani ceramisti, delle famiglie che gli chiedono di disegnare i cancelli delle cappelle funerarie del nuovo cimitero, il carro, gli archi delle luminarie, i gonfaloni, i sedili. Dice Corrao che l'astrazione di Consagra è intrisa della storia e dei bisogni della sua gente; dice che chi nega che il suo furore è lontano dalle radici contadine non ha occhi per leggere le trame potenti e leggere delle successioni delle arti della nostra terra. E' per questo che Consagra ha espresso la volontà di farsi seppellire nel cimitero di Gibellina dietro le enigmatiche porte da lui disegnate. Corrao intesse qui un'idea forte che rinsalda la modernità alla tradizione del Mediterraneo e nsieme alla società dei bisogni e dei diritti e delle libertà, ai suoi attori sociali. Riafferma l'idea di avere  collegato il moderno al mediterraneo sfuggendo, come Consagra indicava, al mito regressivo di una mediterraneità senza  storia e senza prospettive, senza società.
Nelle sue parole così precise e dimostrative sentiamo il brusio del sottotesto di anni di violente polemiche "accademiche" che prendevano Gibellina come bersaglio per colpire il moderno toutcourt rilevandone la sua deperibilità oltre che la sua estraneità al contesto. A quelle polemiche resistettero Consagra e Corrao mentre Gibellina divenne per noi l'unico luogo contemporaneo della Sicilia e uno dei pochi luoghi contemporanei della nazione. Mi sorprende il ricordo dell'Oedipus Rex, delineato dalle sculture bianche, dagli alfabeti di Consagra che ora guardano la sua bara, e ricordo il fervore che Gibellina comunicava assembrando molti e significativi artisti di questa deperibile fragile incompresa enigmatica modernità.
Chi ancora parla di arte estranea, dice Corrao, alla cultura de popolo contadino di Gibellina, dimentica che i suoi progetti della città frontale furono discussi e analizzati nei quattordici anni di prigionia del deserto delle baraccopoli. Dice Corrao delle manifestazioni popolari dinanzi al parlamento regionale, dinanzi a Montecitorio contro i poteri forti e reazionari. E lì con Gibellina con Corrao c'era sempre Consagra. Furono questi fasci di lotta, dice Corrao, tra contadini e intellettuali a donare la consapevolezza del carattere della nuova città, a creare una nuova alleanza. S'impenna la voce dell'ex-sindaco di Gibellina al ricordo bruciante delle polemiche degli accademici e alle resistenze dei poteri forti. Ma loro hanno resistito perché sapevano che le forme si trasformavano in coscienza civile. Questo dice Corrao mentre la sua voce alla fine si annoda. E   la piazza che lo ha seguito con il fiato sospeso applaude il suo immaginifico condottiero e comprende perché questo funerale non è un riepilogo ma un nuovo inizio  perché Consagra è voluto tornare a Gibellina.
   Leggere il Mediterraneo, la storia delle sue forme e con gli occhi  moderni, contemporanei, in una dialettica complessa che non si concede alle scorciatoie folkloristiche o alle mitologie immemoriali, e che nella storia, nella tradizione individua forme bisogni diritti libertà. Questa la "linea Gibellina" intessuta da Consagra e Corrao. Una linea originale, difficile, spesso fraintesa o minimizzata. Eppure è una linea oggi più che mai attuale e decisiva per il dibattito su politica, cultura e intellettuali.

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Ultimo aggiornamento: 30-12-06